L’ipertrofia prostatica benigna

Posted by

Tra le malattie che riguardano la prostata, la più diffusa è sicuramente l’ipertrofia prostatica benigna caratterizzata dall’ingrossamento della parte interna di questa ghiandola. Si tratta di una condizione benigna, tuttavia la crescita eccessiva di tessuto prostatico può comprimere e distorcere l’uretra causando ostruzione al passaggio dell’urina. Come conseguenza le pareti della vescica vanno incontro ad un processo di ipertrofia nel tentativo di vincere le resistenze esercitate dalla prostata. Con il tempo la vescica si può indebolire, perdere la capacità di contrarsi e di svuotarsi.

Incidenza e cause.

Si stima che il 50% degli uomini di 50 anni sviluppi disturbi legati alla minzione e l’incidenza aumenta del 10% all’anno sino a raggiungere un 80% negli uomini tra i 70 e 80 anni. Le cause sono ancora oggetto di studio ma si ritiene che l’alterazione dell’equilibrio ormonale, nel rapporto tra androgeni ed estrogeni, favorito dall’avanzare dell’età, sia il fattore maggiormente coinvolto nello sviluppo della malattia.

Sintomi  

L’ipertrofia prostatica benigna provoca due principali tipi di sintomi.          

I primi sono definiti “ostruttivi” e sono:

  • difficoltà a iniziare la minzione;
  • getto di urina debole;
  • interruzione del getto;
  • sgocciolamento a fine minzione.

I secondi sono definiti “irritativi” e sono dovuti all’ostruzione meccanica esercitata dalla prostata alla fuoriuscita dell’urina:

  • minzione frequente;
  • ripetuto bisogno di urinare durante il riposo notturno;
  • sensazione di svuotamento incompleto.

Trattamento.

In fitoterapia, il rimedio più efficace è la Serenoa Repens. Tale fitocomplesso contrasta la formazione di diidrotestosterone, diminuendo il dolore alla minzione e preservando il getto urinario senza effetti collaterali, e agisce come antiinfiammatorio mirato, limitando l’infiammazione e l’ingrossamento della prostata.

Terapia farmacologica. Le principali classi di farmaci utilizzate sono:

  • inibitori specifici della 5-alfa riduttasi (Proscar, Finasteride) che riducono il contenuto di diidrotestosterone e conseguentemente il volume della prostata;
  • alfa-bloccanti (Urorec, Teraprost) che agiscono rilassando la muscolatura liscia, inducendo un miglioramento significativo del flusso urinario e riducendo i sintomi da ostruzione; 
  • anti-muscarinici (Tamsulosina).

A volte il ricorso alla singola terapia può non essere sufficiente a migliorare la sintomatologia; in questi casi una terapia di associazione può prevedere l’utilizzo di due classi di farmaci, al fine di migliorare sintomi, flusso urinario e qualità di vita.

Interventi. Se tali terapie non danno i risultati sperati e il volume della prostata impatta significativamente sulla qualità di vita, lo specialista può suggerire di asportare chirurgicamente il tessuto in eccesso. Accanto agli interventi a cielo aperto, ossia il classico taglio chirurgico o per via endoscopica, oggi la metodica più all’avanguardia è costituita dal laser con fibre ottiche.

Annunci

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.