Intolleranza al lattosio.

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In Italia si ritiene che circa il 50% della popolazione sia intollerante al lattosio ma solo 1 persona su 4 sa di esserlo.

Cos’è?  L’intolleranza al lattosio si verifica in caso di mancanza totale o parziale della lattasi, ovvero l’enzima in grado di scindere il lattosio, lo zucchero più presente nel latte, nei suoi due zuccheri più semplici, glucosio e galattosio.

Il quadro clinico che ne deriva è caratterizzato da dolori e crampi addominali, meteorismo, pesantezza, digestione lenta, gonfiore addominale e diarrea che insorgono dopo qualche ora dall’ingestione di alimenti che contengono lattosio.

Come si diagnostica?

Con il test del respiro, H2-Breath test, che valuta la presenza di idrogeno nell’espirato prima e dopo la somministrazione di lattosio. Se dopo l’ingestione si verifica un aumento della produzione di idrogeno, significa che il lattosio, non digerito, è fermentato nell’intestino e che quindi si ha carenza di lattasi.

Cosa fare in caso di esito positivo?

Le raccomandazioni dietetiche per l’intolleranza al lattosio variano da individuo a individuo, secondo il grado di tolleranza.

Riduci (o escludi) dalla tua dieta i cibi contenenti lattosio: latte vaccino, latte di capra, latticini freschi, gelati, panna o prodotti in cui il latte o il lattosio sono usati come ingredientiàe controlla sempre le etichette.

Il latte vaccino può essere sostituito con latte di soia, di riso, di farro o di mandorle, o con del latte delattosato. Consuma formaggi stagionati (30-36 mesi), dato che durante la stagionatura il lattosio viene trasformato in acido lattico, e yogurt, visto che il lattosio è degradato dai fermenti lattici.

Un rimedio efficace è l’assunzione di integratori contenenti “lattasi sintetiche”, che se assunti prima di assumere il cibo contenente lattosio (nelle giuste quantità e condizioni) permettono di digerirlo.

Differenza con la reattività ai latticini.

Differente dall’intolleranza causata da carenze enzimatiche è, invece, la reattività ai latticini. Questa si verifica a causa della continua esposizione alle proteine del latte, le quali generano una risposta immunitaria mediata dalle IgG quando si oltrepassa la soglia di tolleranza. Il problema in questo caso non è lo zucchero che fermenta nell’intestino, ma la risposta che si genera nell’organismo, poiché si verifica un’infiammazione da cibo

Il test da effettuare è il Recaller, che si esegue tramite un piccolo auto-prelievo dal polpastrello e permette di analizzare le citochine infiammatorie (che misurano il livello di infiammazione da cibo) e le Immunoglobine G (particolari anticorpi verso gli alimenti della nostra alimentazione quotidiana).

Si può guarire attraverso una sorta di “svezzamento” che si attua cominciando a eliminare i latticini a cui si è intolleranti per almeno due mesi; quindi si aiuta l’intestino con dei fruttoligosaccaridi (fibre prebiotiche) e fermenti lattici (probiotici), per poi re-inserire progressivamente e con gradualità i latticini nella dieta.

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