Prima, dopo o lontano dai pasti? A quali cibi bisogna far attenzione nel corso del trattamento?

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Come spiegano l’Istituto superiore di sanità, l’AIFA e la Food and Drug Administration (FDA), l’assunzione di cibo e bevande può influenzare l’azione dei farmaci, determinandone una riduzione dell’efficacia, aumentandone la tossicità o causando effetti collaterali. Alcuni farmaci, inoltre, possono agire più velocemente, più lentamente, in misura maggiore o minore quando assunti a stomaco pieno o vuoto.

Ecco una piccola guida che indica per i principali farmaci quando assumerli e i cibi da evitare. Con la raccomandazione di seguire attentamente le avvertenze contenute nel foglio illustrativo e le raccomandazioni del medico e del farmacista, riguardo le modalità di assunzione del farmaco e le possibili interazioni con i cibi e le bevande nel corso del trattamento.

A stomaco vuoto:

  • analgesici, come il paracetamolo,
  • antiacidi,
  • i farmaci contro l’osteoporosi,
  • ace-inibitori,
  • i glicosidi,
  • alcuni antibiotici sensibili all’acidità gastrica,
  • la levotiroxina.

A stomaco pieno:

  • il ferro,
  • antifungini,
  • antiinfiammatori,
  • alcuni antibiotici che provocano disturbi gastrici.

Interazioni farmaco-cibo/bevande.

Evitare il consumo di alcol con

  • antidepressivi, ansiolitici, antistaminici. L’alcol influenza di per sé le capacità percettive e sensoriali della persona, un effetto che si può sommare a quello di questi farmaci che già presentano effetti collaterali a carico del tono dell’umore e dell’attenzione. Questo tipo d’interazione può risultare particolarmente pericoloso durante la guida o altre attività che richiedono alti livelli di attenzione.
  • Antiinfiammatori, per evitare l’insorgenza di ulcere gastriche.
  • Antifungini, come metronidazolo e griseofulvina. In quanto l’assunzione contemporanea può aggravare gli effetti indesiderati, dando nausea, crampi allo stomaco, vomito, vampate di calore e cefalea.
  • Paracetamolo, per evitare danni al fegato.

I cibi ricchi di vitamina K, come le verdure a foglia verde e molte spezie quali basilico, prezzemolo e maggiorana, i ceci, il fegato, dovrebbero essere evitati in concomitanza all’assunzione di terapie anticoagulanti orali come con il warfarin. Questa classe di farmaci, infatti, agisce proprio inibendo i fattori della coagulazione la cui azione dipende dalla vitamina K. Si avrebbe, quindi, un’azione antagonista del cibo rispetto al farmaco, con conseguente maggior rischio di trombosi. Vanno evitati anche con alcuni diuretici, che trattengono potassio, per evitare in questo caso un effetto sinergico, che può portare a iperpotassiemia con giramenti di testa e alterazione del ritmo cardiaco.

Latte e i suoi derivati vanno evitati con i bisfofonati, farmaci usati contro l’osteoporosi,perché ne riducono l’assorbimento, e con alcuni antibiotici, come tetracicline e chinolinici, in quanto il calcio chela queste molecole riducendone l’assorbimento oltre il 50%.

I cibi ricchi di iodio (frutti di mare, e sale iodato) vanno evitati nel caso di terapie antitiroidee, proprio perché i farmaci agiscono diminuendo il normale assorbimento dell’elemento da parte della tiroide.

Il pompelmo interagisce con diversi farmaci, a causa del fatto che le furano-cumarine, i principi attivi, agiscono da inibitori irreversibili dell’isoenzima CPY3A4 del citocromo P450, deputato al metabolismo di innumerevoli farmaci. Ciò porta ad un aumento della biodisponibilità per via orale e alterazione dell’effetto rispetto al dosaggio somministrato, con comparsa di reazioni avverse, talora gravi.  

Va evitato:

  • con le statine,
  • con anti-aritmici, come amiodarone,
  • con i calcio antagonisti,
  • con gli ansiolitici,
  • con gli estrogeni,
  • con i corticosteroidi (budesonide),
  • con tamsulosina, silodosina,
  • con la quetiapina e la carbamazepina,
  • con gli immunosoppressori.

La liquirizia può aumentare la tossicità di farmaci a base di digossina, usati per trattare alcune patologie cardiache e può ridurre gli effetti di alcuni farmaci, inclusi alcuni diuretici, utilizzati per il trattamento della ipertensione arteriosa.

La caffeina va evitata in chi assume broncodilatatori, in quanto svolge un azione neurostimolante e può potenziare l’effetto dei beta-2-agonisti, determinando nervosismo, accelerazione del battito cardiaco e nausea.

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